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rassegna stampa

Fabrizio “Sugar” Favre: 

la mia storia come uomo, customizer, meccanico, professionista, biker.

Preambolo:

Quanto è qui espresso è stato realizzato in un ampio periodo e da alcune persone che più sono vicine e conoscono Fabrizio Sugar Favre: “Questo perché non me la sono sentita di esser da solo ad esibire parte della mia esistenza, e di aver un opposto confronto, pertanto ho fatto parlare di me e quanto da me costruito fino ad ora da chi bene conosce la mia persona e con me …

Quando si chiede ad un uomo di raccontare la propria storia, immediatamente questo si trova o si pone in una ambigua condizione, un mix di disagio e di vanteria che in ugual misura si corrispondono.

Poi esiste sempre l’imbarazzo dell’avvio, da cosa s’inizia? C’era una volta…sono nato…! Nel dubbio ho chiesto consiglio ad un amico che fa lo scrittore un po’ per hobby e un po’ per necessità, il quale mi consiglia di partire dal momento in cui ho deciso di comunicare con il mondo. Ma cosa vuole dire? Ora ricordo perché era da tempo che non chiedevo più consigli a quel mio amico! Però tutto sommato ho capito, sono illuminato, partirò da quando ho compreso che cosa avrei voluto fare. “Una chiara impronta di me stesso l’ho intuita quasi all’improvviso”. Si! Per un certo periodo, non certo prolisso, ho vissuto come la maggior parte dei ragazzi collezionando il maggior numero d’emozioni in rapida sequenza. In seguito ho preso una strada che non è per nulla quella che calco ora, ma è servita a condurmi dove ora sono, certo sono intervenuti alcuni eventi, anche determinanti, ma questa è un’altra storia. Non è però corretto che sia io a parlarvi di me, lo farò fare ad alcuni di coloro che ne hanno l’arte ……. Bene…allora, chi è Favre! Fabrizio Umberto Favre, soprannominato Sugar per via del suo carattere accogliente, ora è un personaggio che vive contornato da bella gente, senza la quale non riuscirebbe a stare, che lui stesso ha voluto al suo fianco. Si è determinata una gran complicità e una naturale rigorosa selezione maturata con il tempo. Con alcuni ha vissuto delle forti emozioni e delle importanti realtà, alcune ancora radicate. Di contro c’è un susseguirsi di giovani amicizie che a lui si avvicinano affascinate da quello che rappresenta, l’immagine immediata che s’intuisce è quella di un uomo sciolto, disinvolto e indipendente, come in realtà spiritualmente lui è. Ma è anche un attento e rispettoso osservatore dei valori e delle regole che la vita richiede per poter condurre una dignitosa esistenza. Forse è proprio questo il punto forte di questo personaggio: l’aver intuito l’esatta misura degli spazi e la giusta accessibilità nei medesimi.

Come quando si è inserito prepotentemente nel mondo Biker, la sua crescita è stata fulminante perché era preparato da parecchio, ma si è svelato solamente quando ha ritenuto propizio il momento.

“Ora avrei anche io qualche cosa da dire a proposito dell’immagine disinvolta che manifesto: Il mio aspetto o atteggiamento libertario, o libertino come lo ha definito qualcuno, è parte di una manifestazione caratteriale piuttosto estroversa, ma garantisco di essere in possesso di grandi criteri morali che coinvolgono la famiglia, l’amicizia, l’onestà e la professionalità. Il mio comportamento è interamente basato sulla professionalità, poiché ritengo che una buona dose di professionismo debba esistere anche nelle forme più comuni delle nostre attività. Forse dilato l’utilizzo del termine professionismo come pure la sua applicazione, ma impugno e mantengo fermamente la fede che questo debba essere usato in qualsiasi frangente della vita, anche se in altri schemi convenzionalmente cambierà vocabolo e si tramuterà in serietà, fedeltà ecc. Ma che vuol dire? Che tutto quanto deve essere concepito e quindi prodotto ed esposto con esatto metodo e miglior forma.”

Eravamo rimasti all’approccio al mondo Biker di Sugar. Egli inconsapevolmente è sempre stato un Customizer radicale, è ormai un luogo comune di tendenza affermare d’esser stati dei precoci ragazzi dell’ambiente, ma per lui è stato veramente così. All’età di 12 anni iniziò il suo approccio con il mondo delle corse in Kart e nel contempo diede inizio ad esperienze meccaniche. In un garage di famiglia, frugalmente attrezzato, iniziò, sfacciatamente, a modificare autovetture e moto. Tutto quello che riusciva a recuperare. Lui veramente ha sempre posseduto un grande mix di meccanica e d’arte, la prima vettura l’ha costruita quando aveva 16 anni, era un maggiolino con le ruote scoperte, strette anteriormente e molto ampie al posteriore, motore esterno e tutto cromato. Nel suo bagaglio culturale non era ancora integrato quel genere di cultura e quindi senza saperlo aveva costruito un’automobile Hot Rod, questo la dice lunga su come ci fosse già in lui quel clima differente e inconsueto. Qualche cosa di simile accadde circa vent’anni dopo quando, con l’intenzione di produrre una moto con un certo carattere, Fabrizio costruì la rossa Guzzi Ibrid Bike che rappresentava una nuova conformazione di moto. Fu pubblicata da innumerevoli riviste in ogni parte del mondo e venne considerata un’audace esercizio di stile, fu richiesta pure negli Stati Uniti a Daytona, ove trovò due scuole di pensiero, una di grandi estimatori e un’altra fazione non comprese lo stile. Fabrizio rimase parzialmente deluso e al suo ritorno a casa ci confidò: “gli Stati Uniti non sono ancora pronti per la mia creatività”. Naturalmente lo disse in tono ironico e comunque la cosa anziché indispettirlo quasi lo inorgoglì, aver portato e fatto accettare un prodotto così inusuale nel tempio della customizzazione ed aver ricevuto tanto interesse non era certo stata impresa ricorrente. In quell’occasione innumerevoli rappresentanti di grandi riviste settoriali mondiali s’interessarono alla Guzzi e a Favre, tant’è che entrambi apparirono su molte copertine.

La prima rivista a prestare attenzione fu Bikers Life, che dedicò vari articoli al preparatore piemontese. Con Bikers Life iniziarono i primi Bike Show alla prestigiosa manifestazione Europea Biker Fest, dove Sugar ebbe fin da subito grandi soddisfazioni. Alla prima presenza vinse in due categorie e la Best in Show, anche questo un vero record. Fu il premio riservato al vincitore assoluto, che Biker Fest prestigiosamente offriva, ad aprire la strada a Sugar e portarlo a Daytona nell’olimpo dei Customizers mondiali. La stessa Bikers Life lo volle poi come collaboratore, riconoscendo la competenza tecnica e descrittiva di Favre lo volle come pubblicatore sulle pagine della rivista custom nazionale. Si inizio con pubblicazione di articoli riferiti alle special per approdare ad una succosa e graditissima rubrica dedicata alla tecnica, dove i lettori, sottoponendo i loro quesiti tramite mail, ricevevano competenti ed esaustive risposte sulle pagine della rubrica denominata “Divagazioni Tecniche”.  Ma questa non fu l’unica collaborazione con Bikers Life, dopo i primi Bike Show disputati (dove immancabilmente il riconoscimento era  massimo) fu richiesto dal Direttore di BL a Sugar di esser proprio lui a co organizzare condurre i futuri Bike Show di Bikers Life, sia alla Biker Fest che in varie altre occasioni. Emblematiche ed innovative furono alcune edizioni al Padova Chopper & Show, divenute poi Bike Expo. In quei contesti Sugar si occupò delle categorie, delle giurie, delle premiazioni, ecc…


Da queste esperienze molte, tante, altre manifestazioni si affidarono a Sugar Favre per l’organizzazione dei Bike Show, dove il risultato fu sempre eccellente.

“Mi ricordo che una mattina stavo percorrendo in moto un tratto di spiaggia di Daytona Beach, per richiesta di un fotografo che voleva effettuare alcuni scatti. Sul lungo oceano confinante con la spiaggia si stava svolgendo un Bike Show e l’area era perciò affollata e gremita di addetti al settore, in poco tempo mi ritrovai attorniato da un gran numero di fotografi che si prenotavano per un servizio esclusivo, per parecchie ore percorsi lo stesso tratto di spiaggia e fui immortalato in tutte le angolazioni, fu un’enorme soddisfazione e appagamento. A proposito di soddisfazioni, pochi giorni dopo ebbi un’altra grande emozione, ancora oggi la rammento e la racconto con ardore: sempre in quel contesto a Daytona, in occasione della Bike Week, si svolge una sfilata che più assomiglia ad una passerella e che attraversa tutta la Main Street, io invitato dagli organizzatori vi partecipai e la percorsi con religioso rispetto delle regole locali. Le regole sono semplici: si percorre poco più che a passo d’uomo l’intero tratto e ogni qual volta il pubblico, che gremisce i marciapiedi con numeri da carnevale di Rio, richiede qualche performance spettacolare bisogna rispettare le loro volontà. Giunto in prossimità del sito occupato da Italiani e da appassionati della nostra cultura e dei nostri prodotti, un’ovazione, forse più un boato, si sollevò e al grido di “…Italia, Italia…” m’incitarono a compiere un born out. Non ci volle un minimo d’insistenza perché io, incurante di chi mi venisse appresso, generassi una delle più spettacolari “bruciate di gomma” che mai avessi potuto inventare, la folla tutta andò in visibilio e non solo gli Italiani. Fu una commozione assoluta e unica, perché in quell’istante ero la personificazione e il simbolo della nostra nazione, una grandissima, unica, importante e incomparabile commozione.” Poi ancora, a Daytona ho avuto alcuni buoni amici: Carl Smith il grande e compianto Big Daddy Rat, Jim Trotta il mitico Ice Cream Man, Willy G. Davidson, Arlen Ness, questi quelli con cui ha avuto il miglior rapporto, poi naturalmente i vari preparatori ora più conosciuti per le apparizioni televisive. Ho avuto modo di esser associato agli Hamsters e i Red Neck. Un grande onore.


Sugar e Arlen Ness (Daytona)

Big Daddy Rat e Sugar (Daytona)

Sugar e  Ice Cream Man (Daytona)

Sugar e Willy G. Davidson (Daytona)

Favre non ha menzionato le altre edizioni che lo accolsero a Daytona, addirittura come giudice del più famoso Bike Show organizzato dal mitico Big Daddy Rat

BigDaddy

Lui è stato pupillo e amico del grande personaggio organizzatore dei più grandi e importanti Bike Show (al quale Sugar ha regalato una commemorazione), il quale non esitò a definirlo “il più grande Customizer Italiano del momento” (riferendosi ad allora). 

Altri cari amici di allora furono Ice Cream Man, e Willy G. Davidson, Arlen Ness confidò che lo avrebbe voluto con lui come stilista ma Sugar è sempre stato legato profondamente alle sue radici e soprattutto alla sua famiglia. Il suo è un nucleo famigliare molto saldo e solido, inutile sottolineare che si tratta di una famiglia di moderna mentalità e comportamento.

“Mio papà era e per sempre rimarrà un gran professionista, con un fiuto per gli affari oltre misura e un’applicazione al mestiere lodevole, degna di plagio. Dal giorno del matrimonio è sempre stato affiancato nella vita da mia mamma, che con lui ha collaborato e che a lui e a noi ha dedicato l’esistenza. Non voglio esser monotono con gli elogi ma per tradurre la mia passione vi invito a pensare a quanto di più positivo avete mai ricevuto, ecco per me è stato tutto questo. Mi ritengo ampiamente fortunato di quanto mi è stato dato e di come ho saputo gestire la mia fortuna. Ho anche un paio di fratelli, più giovani di me ma certamente più prudenti e con intenti e ambizioni di diversa natura. Mogli figli e generi vari, un capitolo a se. 

Mia moglie Oriana, una donna molto bella: siamo insieme da tantissimo e per altrettanto vorrei che ancora continuasse, questo accadrà fino a che la sua comprensione per il mio atteggiamento rimarrà opportuna, abbiamo trascorso tanto e condiviso tutto. I nostri figli sono belli, e non mi riferisco solamente all’aspetto estetico, contemplo anche il loro rapporto verso di noi e verso la vita. Roberto, in quindici anni ha afferrato e assimilato una cospicua parte dei principi e degli aspetti fondamentali della nostra ragione, ora inizia l’esposizione delle sue vere e “adulte” intenzioni. Per restare in tema, ha già espresso l’intenzione di realizzare una special, le sue principali attenzioni sono rivolte alle streetfighter, ma la prima nostra produzione sicuramente sarà una gran moto “ignorante il giusto”. Penso proprio che insieme costruiremo qualche cosa d’interessante, sentirete parlare ancora di noi. La mia “bambina” Letizia ha ventitre anni e ha anche una figlioletta di poco più di due e un’altra di pochi mesi. La precocità è sempre stata la rappresentanza della sua esistenza, è certamente verità il vecchio saggio modo di dire “il lupo non potrà mai generar agnelli”. Il coadiuvante all’azione che mi ha reso nonno è stato Andrea, un buon ragazzo bene accolto nel nucleo familiare. La piccola Martina è invece un’iniezione rivitalizzante, non che la mia esistenza necessitasse di più compressione, ma un fenomeno di queste proporzioni forza il riassetto di qualsiasi previsto e preventivato, comunque è una piacevole nuova condizione. Poi c’è Maya, soprannominata da me Entusiasmo, che è nuova nuova ma è la fotocopia di Martina, entrambe hanno bonificato la mia vita.

Ecco in poche righe sintetizzato qualcosa di veramente sano e affidabile. Ma ora parliamo di moto, di quelle fatte da Sugar. Dell’immortale Guzzi già abbiamo scritto, poi c’è stato il chopper interamente costruito a mano, telaio compreso. Un esempio di creatività e un esercizio di stile impareggiabile. Quando questa uscì, fu in grado di sorprendere e impressionare i migliori preparatori del momento, l’amico Carlo Colombo sentenziò: “Con questa ci freghi tutti” e detto dal buon vecchio “Sangue”, precursore di tutti i preparatori Italiani, non era solo un complimento. Resta famoso il modo in cui Sugar realizzò il parafango anteriore, gli ci volle una notte intera per imbastirne l’intento. Poi ad un certo punto decise di rendere omaggio ad un suo carissimo amico scomparso in un incidente, ma non con una tradizionale memoria. Come è di suo stile ha voluto manifestare in inconsueto, e così a lui ha dedicato la realizzazione di una moto. Quella che era stata la sua moto, quella con la quale aveva avuto il mortale incidente. Quella moto è ora il monumento alla sua memoria. Questo è quello che fa di un uomo un grande. La moto era una Honda Goldwing sulla quale Sugar ha dato sfogo alla creatività, tecnica e artistica. Ha costruito delle forcelle, di unica fattura, che congiungono fantasia a rigorosa tecnica, poi un serbatoio di estreme proporzioni e poi ancora tanto, tanto, tanto…Ma quello che sentiva in quel momento, che poi comunque è quello che da sempre lo accompagna, lo ha tradotto con richiami iconografici illustrati sulle lamiere. Al centro del serbatoio c’è il suo viso e dalla scatola cranica fuoriescono dei lampi fluorescenti che provvedono a originare un feto che segue le varie fasi dello sviluppo. Sul resto della carrozzeria, in disordine, vi sono immagini all’interno di rappresentative bolle di sapone che trasmettono i valori primari della sua vita: famiglia, amicizia, libertà, amore, sincerità, eccetera. Con quella moto, realizzata esattamente ad un decennio dalla morte del suo amico Nerio, Fabrizio ha manifestato la propria sensibilità e messo a nudo la sua personalità, dando una dimostrazione di forza e risolutezza.

La commemorazione di un amico sa esser forte e per Nerio ho fatto quello che in quel momento ero in grado di meglio fare. La passione per i motori mi ha condotto a studiare a fondo la disciplina, mi sono cimentato a fondo in tutto quello che riguarda il veicolo. Per parecchi anni mi sono dedicato allo studio e all’applicazione dei telai e delle carrozzerie, dei motori e tutti i componenti meccanici. Ho acquisito profonda conoscenza e capace abilità tecnica. La mia evoluzione tecnologia è continua perché altrettanto continuativa è la ricerca e lo studio. Il favore della mia discreta età mi avvantaggia e mi esonera da prove di competenza, ma è la mia carriera a formare un colmo e rigonfio curriculum che mitiga qualsiasi dubbio, scetticismo o incertezza. Sono ora in una fase di vita in cui il mio interesse è rivolto all’amore, alla serenità e al piacere. Il piacere di poter agire con appagamento e soddisfazione. Quando espongo la mia condizione attuale racconto di decorare la mia vita, al fine di perfezionarne la qualità. Sono molto fortunato.Una mia grande fortuna consiste nel poter trasmettere la mia conoscenza tramite l’insegnamento, o il riuscire a comunicare le mie sensazioni tramite la pubblicazione. Saper trasmettere noi stessi ci aiuta a crescere. Un uomo è opportuno che incontri se stesso.

Bando all’apostrofo psicologico, che è un’altra grande passione di Sugar, rivediamo un poco l’uomo e l’artista. Ha creato un nutrito numero di moto, ma tra le più rappresentative resta a memoria la Piggy. Una sfacciata proposta sportiva tutta rosa con motore HD Showel 1000, un serbatoio sottratto all’amico Carlo Colombo e un codino appartenuto alle riproposte Nuove Rumi da competizione. Ma la vera chicca non consiste nel forcellone mono braccio che è di derivazione Aprilia; la vera, grande e sconosciuta ai più caratteristica consiste nelle forcelle. Sono un prototipo realizzato da una grande Azienda, che con l’evoluzione di questo prodotto ha poi condotto uno sviluppo speciale destinato alle corse, perciò un prototipo di grande valore. Fabrizio ha adattato questo ricercato e tecnologico dispositivo nel contesto globale della realizzazione. Quella moto non è certamente ricercatissima, ma conserva appunto questo particolare che è unico al mondo. 

Tutte “le motociclette di Favre”sono esclusive, e tutte sono nate in singolari momenti. Questa era nata perché volevo possedere una moto al pari delle Twin Statunitensi e partecipare al campionato AMA. E’ un grande piacere aver la possibilità di realizzare le moto dei propri sogni e anche coccolare le personali capricciose esigenze. Ho costruito tante motociclette, interamente dal nulla, realizzando a mano, assemblando componentistica varia, ma sempre per il piacere di soddisfare le mie esigenze mai per riprodurre falsarighe di costume. Anzi, innegabilmente ho sempre espresso controcorrente. 

C’è anche quella da Climbin Hill, nata per una scommessa con l’amico Marazzi (l’allora organizzatore del Meeting Internazionale del Mugello), costruita interamente in soli quindici giorni. Tanto, quasi tutto è sempre rimasto un piacere, un appagamento, un gioco. Ho collaborato anche con molte aziende produttrici di aftermarket e abbigliamento, a volte concedendo anche la mia immagine.

Sugar, con i suoi prodotti, ha riempito il settore custom e per un certo periodo è stato richiesto per presenziare la quasi totalità delle manifestazioni settoriali. Il suo carisma e la sua simpatia lo hanno reso il personaggio ideale per partecipare a interviste e conferenze, e questo tuttora accade. C’è poi stato il momento Enfield, un periodo nel quale Fabrizio si è divertito a lavorare ad un progetto discretamente rilevante. Iniziò col trasformare la Enfield Bullet 350 in una Enfield Favre, cioè una rivisitazione di Favre. Di quel modello ne sono stati prodotti quattro esemplari, tutti fatti a mano. Poi è nata una Enfield Scrambler 350 ed una sportiva d’epoca Enfield TT 500. 

Queste motociclette conservano una grande e intercontinentale storia, nel senso che un autorevole importatore giapponese le vide in occasione del salone internazionale di Milano, e si interessò per introdurne un cospicuo numero in Giappone. Ma la produzione artigianale di Sugar non avrebbe mai potuto esaudire le richieste commerciali e avviare una grande produzione non faceva parte dei suoi interessi. Ci fu comunque un periodo della sua vita che lo vide interessato ad una produzione in vasta scala, aveva dato inizio ad un progetto nel sud Italia, progetto poi sfumato per una serie di eventi.

Quello è stato un interesse stimolato dalla proposta di un amico appassionato di moto che mi avrebbe voluto al suo fianco per avviare un’azienda. Forse sarebbe stata una grande iniziativa o forse no, questo non lo sapremo mai. Ma ricordo anche un altro “grande rifiuto”, quello al più famoso Talamo Carlo “imperatore” dell’Harley Davidson. Un giorno ci incontrammo nel suo ufficio di Milano, e Lui aldilà della prosperosa scrivania in stimato legname volle propormi un negoziato, una vicenda clamorosa. Al mio fianco Diego D.S., alle nostre spalle la Night Train coperta da un nero lenzuolo, sulla destra in rialzo una Sturgis dell’81 tutta lustra. Al mio rifiuto, che avvenne dopo ore di conversazione, con limitato stupore esclamò: “ …Fabrizio, così come ti ho conosciuto se tu avessi acconsentito immediatamente alla mia proposta avresti smentito quanto io stimo di te, …comunque ci siamo incontrati come due cani che si incrociano all’angolo di una via, si annusano un po’ il naso e un po’ il sedere, poi ritornano a prender la propria strada, ma sicuramente un giorno si incontreranno e non avranno più bisogno di annusarsi…!” Questa considerazione non la dimenticherò mai, e non è vero che quell’incontro non avrebbe prodotto nulla fra noi due.

Il nuovo Favre, quello risorto il 27 marzo 2002, il giorno del grande incidente che lo ha costretto all’immobilità per un lunghissimo periodo e che ha raschiato l’anima di Fabrizio, è ora un controverso personaggio. Una sponda oltremodo matura contrasta la corrispondenza incauta, avventata a tratti sventata, caratteristica dell’adolescenza. Proprio questo comportamento manifesta chiaramente la sicurezza e la forza del personaggio, nulla ha da dimostrare e le sue personalità emergono fondamentalmente nelle adeguate occasioni. Sugar è stato una scommessa di un grande psicologo, nel senso che uno psicanalista di fama, avendo frequentato Sugar in una serie di contesti avrebbe voluto analizzare il soggetto. Non è dato a sapere come andò a finire. Comunque sia Fabrizio Sugar Favre è un ricercatore di forti emozioni, parte della sua vita l’ha dedicata al volo a vela in deltaplano e ha giocato per alcuni anni a Rugby, in ruoli di mischia. Ha corso in motocicletta e in Go Kart, non si è mai fatto mancare nulla che potesse alterargli il tasso adrenalinico. La sua irrequitezza e vulcanicità lo porta ad essere sconsiderato con il rischio, ma contestualmente istintivo e calcolatore. Uomo carismatico e affidabile è sempre stato l’anello di congiunzione di dissimili, a volte addirittura discordi realtà. L’amore per la musica e per le correlazioni umane lo ha stimolato e spinto a dare vita a diversi gruppi. Da oltre un decennio è presidente di un Moto Club. Ha realizzato diverse Manifestazioni anche Sportive e Motoraduni. Nel 2000 ha dato vita ad un locale alternativo che congiunge i motociclisti ai “comuni”.

Devo dire che il rapporto umano mi ha sempre coinvolto e trascinato, ho sempre voluto intorno a me il maggior numero di persone. Mi sono però sempre contornato di persone speciali. Ora mi dedico all’insegnamento, ma non sono un insegnante scolastico, “faccio imparare”. Chi mi ascolta lo fa volentieri perché so cosa dire. Poi “scrivo” sui giornali… E poi vivo in mezzo alla gente, giovanotti e veterani, tanta gente e tanto piacere, tanto piacere e tanto divertimento …ma non ho appeso il martello al chiodo!

Negli ultimi anni si è consolidata una collaborazione didattica con una rinomatissima casa automobilistica Nazionale, alla luce di questa cooperazione la competenza e popolarità in ambito tecnico Automotive di Fabrizio è divenuta internazionale. La carriera è divenuta Internazionale e ora il Dott. Fabrizio Favre è un rinomato esperto in comunicazione in Ingegneria. Alcuni progetti sono adottati a scopo didattico in alcune cattedre internazionali.

L’attenzione nel settore Motociclistico rimane però sempre viva, e dopo un paio di anni di stop alla partecipazione di manifestazioni si riapre un importante capitolo dedicato al custom, l’ambiente naturale di Sugar. Nell’estate del 2008, con l’amico Jerry della Custombike, decide di fondare un’associazione dedicata a preparatori e costruttori di motociclette special. L’iniziativa è ben accolta da buona parte dell’ambiente Custom e molti Customizer (i preparatori e costruttori di special) appoggiano l’iniziativa che vedrà la nascita ufficiale a Gennaio 2009. L’associazione, della quale Fabrizio Sugar è presidente,  viene battezzata FIC, Federazione Italiana Customizer e lo scopo principale è di permettere l’omologazione di componenti e modifiche delle motociclette special, al pari degli altri stati della CEE.

Nel frattempo il figlio Roberto “Rombo” riapre l’officina paterna e, seguendo le orme del padre, si avvia ad una carriera meccanica. Fabrizio lo segue e lo indirizza alla miglior tecnica, Roberto con attenzione apprende e con scrupolosità dovrà costruire il suo futuro in campo meccanico e stilistico.



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