LA MOTOCICLETTA

 

" Sono gli ultimi decenni del 1800 e un nuovo e prodigioso mezzo di trasporto debutta sbuffando e sferragliando guidato dai suoi ingegnosi e fantasiosi progettisti. Le ruote sono due o tre e la spinta è data da piccoli motori a scoppio: è nata la motocicletta."

 

 

Arriva a New York la Statua della Libertà, regalata dai francesi

(E’ IL 1885 LO STESSO ANNO IN CUI NASCE LA MOTOCICLETTA)

La Statua della Libertà, soprannominata Lady Liberty, è una enorme statua (93m da terra alla punta della fiaccola e 46m dalla superficie del piedistallo alla punta della fiaccola) che svetta all'entrata del porto del fiume Hudson dalla Liberty Island a New York City, come ideale benvenuto a tutti coloro che arrivano negli Usa. La scultura è di Frederic Auguste Bartholdi, mentre la struttura metallica è opera di Gustave Eiffel, il creatore dell'omonima torre parigina.

 

 

 

 Prima moto a vapore

 

Prima moto a vapore

L'invenzione della motocicletta con motore a scoppio viene fatta risalire a due inventori tedeschi, Gottlieb Daimler e Wilhelm Maybach che costruirono il primo prototipo nel 1885 in una piccola officina di Cannstatt (nelle vicinanze di Stoccarda). Un altro progenitore viene considerato il veicolo funzionante a vapore costruito dall'inventore francese Louis-Guillaume Perreaux che ha depositato i primi brevetti nel 1868. Prima della fine del XIX secolo i primi esemplari funzionanti vennero messi in vendita e da quel momento si assistette ad una continua evoluzione della motocicletta, grazie ad aziende di tutto il Mondo, sia in Europa che negli USA. Fino agli anni 60 la produzione era per la gran parte Europea, con l'industria Inglese, Tedesca e Italiana in particolare evidenza, negli ultimi decenni la parte del leone viene fatta dalle industrie Giapponesi.

 

 

La motocicletta inizia ad assumere una propria identificazione tipologica negli anni compresi fra il 1910 e il 1914, quando il telaio, cioè la struttura portante comincia ad essere integrato con il motore e le altre parti del veicolo; ovvero non appena si inizia a disegnare più organicamente le varie parti della moto non più come un insieme di componenti assemblati fra loro per realizzare una bicicletta a motore…

…ma come un vero e proprio veicolo di nuova concezione in cui ogni elemento è studiato e costruito in funzione degli altri. I primordiali esperimenti sono lontani dai canoni tipologici della moto moderna che andranno gradatamente modificandosi con il progredire delle soluzioni tecniche ed estetiche secondo un processo evolutivo simile a quello dell'automobile.

Costo in Crediti = 17

 

Il primo grosso passo in avanti, sia dal punto di vista qualitativo che tipologico, si ha nel periodo successivo alla prima guerra mondiale quando la moto ha già assunto una fisionomia propria, ormai inequivocabilmente distinta da quella della bicicletta a motore.

In questo periodo l'evoluzione tecnica del veicolo progredisce a ritmi acceleratissimi e arriva a toccare punte che non si raggiungeranno più in nessuna altra epoca considerato che la fine del decennio vede la nascita della motocicletta moderna.

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Frera “S” / 1924 / V-Twin 1140 cm3

 

Telaio, motore, sospensioni, freni e accensione, raggiungono già considerevoli livelli di perfezionamento, mentre molti degli accessori che fino al 1920 venivano considerati come una sorta di optionals, (come l'impianto di illuminazione e le sospensioni), vengono a far parte della normale dotazione di serie. Si sperimentano tutti i tipi di telaio, anche se la regola è data dal telaio a tubi di robusta sezione giuntati con innesti a pipa e piastre di attacco.

 

Vengono così costruiti telai a struttura monoscocca in lamiera di acciaio, in alluminio, a struttura mista, compaiono le cosiddette moto carenate con il telaio fuso in alluminio (1925). Già allora il diffondersi delle corse accelera i progressi sulla tecnologia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il design della moto di questo periodo si sviluppa in una grande varietà di modelli per i quali si studiano soluzioni sempre più efficaci e funzionali per quanto concerne i telai e i motori. Ma il raggiungimento dei più alti livelli tecnici ed estetici inizia a partire dall'ultimo scorcio degli anni Venti e gli inizi degli anni Trenta progredendo ininterrottamente fino al 1940.

       

 

L'epoca del new look vede una netta trasformazione dei caratteri stilistici e costruttivi della motocicletta che comincia ad assumere forme e superfici più raccordate e sinuose con abbandono delle linee diritte e spigolose che caratterizzavano le forme degli anni Venti.

Costo in Crediti = 17

 

Le selle , i serbatoi, i parafanghi, i carter, i tubi di scarico gli accessori seguono ora forme più plastiche e arrotondate con una scelta più ampia e raffinata di accostamenti dei materiali e delle finiture.

Ogni parte è accuratamente disegnata in rapporto con le altre e pensata per integrarsi organicamente con l'insieme. Compaiono le prime cromature sui serbatoi e sui manubri; le selle, ora di forma anatomica - si sposano armonicamente con l'andamento avvolgente dei parafanghi, quasi sempre elegantemente verniciate e alleggerite da filetti che ne accentuano la linearità del disegno.

 

 

Sono di questo periodo i numerosi progetti per "la moto del futuro" e si compiono esperimenti su moto carrozzate (1929) legate all'idea di rendere aerodinamica la moto, sulla base, anche, dei primi tentativi di record di velocità. ( 244,400 km/h).

 

 

 

 

 

 

 

 

I principali progressi compiuti dalla moto negli anni Trenta riguardano la diminuzione del peso delle macchine dovuto, anche, al sempre crescente impiego delle leghe leggere, ai notevoli perfezionamenti delle sospensioni, con la comparsa della forcella anteriore telescopica, in luogo di quella a parallelogrammo e degli ammortizzatori idraulici posteriori (1938).

Notevoli perfezionamenti vengono compiuti sui freni così come si assiste alla più completa sperimentazione sulle possibili soluzioni per aumentare il rendimento dei motori. Alla fine degli anni Trenta la moto ha già assunto i caratteri della moto moderna e dopo questo periodo si avranno solo continui perfezionamenti e migliorie per aumentare, sostanzialmente, il comfort, la guidabilità, le prestazioni e l'affidabilità del mezzo. Il lungo periodo che inizia dal dopoguerra e che interessa tutto l'arco degli anni Cinquanta e che arriva all'ultimo scorcio degli anni Sessanta può essere considerato come la fase di maggiore stasi nell'evoluzione della motocicletta. Ciò è dovuto principalmente alle mutate esigenze del mercato che richiede ora mezzi più semplici ed economici, di piccola cilindrata, per uso prevalentemente utilitario. Si diffondono i ciclomotori e gli scooter come la Vespa e la Lambretta destinate a coloro che non possono permettersi l'automobile.

                 

In questi anni l'evoluzione della moto continua quasi esclusivamente per merito dell'attività agonistica che riprende con grande vitalità in ogni Paese e che si rivela essenziale per lo sviluppo e il progresso tecnico del veicolo. Il cosiddetto "boom della motocicletta" inizia alla fine degli anni Sessanta quando la comparsa delle prime "moto pesanti" fa risvegliare le Case costruttrici dal loro lungo torpore, considerato che ora i tempi sono maturi per un ritorno alla motocicletta ad alte prestazioni vista come mezzo sportivo per il tempo libero.

I giovani e i milioni di utenti che ormai possiedono l'automobile possono trovare nella moto una nuova espressione di evasione per riacquistare quel senso di libertà che l'uso sempre più stressante dell'auto aveva negato da tempo. Nonostante la discreta varietà di modelli italiani e stranieri che compaiono sul mercato, si perde, ancora una volta, l'occasione di vedere la moto secondo criteri veramente innovativi.

 

 

 

L'introduzione dei freni a disco sulla moto, all'inizio degli anni Settanta, è forse il fatto tecnico più importante di questo periodo, ma non è sufficiente ad incidere minimamente sul disegno dell'insieme che continua a mantenere, pressoché inalterati, gli stessi caratteri del decennio precedente.

 

 Gli anni Settanta rappresentano certamente il periodo del grande rilancio della moto che inizia, come si è detto, in Europa a parti '67/'68 con la comparsa dei nuovi modelli italiani e inglesi, seguiti immediatamente dalle prime moto giapponesi che si affacciano sul mercato mondiale.

 

 

La fine degli anni sessanta segna la grande affermazione delle case giapponesi che grazie a soluzioni, sperimentate soprattutto nelle competizioni, sbaraglieranno sul piano commerciale la concorrenza inglese e italiana.

 Ed è proprio sul fronte delle competizioni che la motocicletta assumerà nuove caratteristiche formali. Infatti l'aumento progressivo delle prestazioni ha reso la protezione del pilota e l'aerodinamica del mezzo sempre più decisive dal punto di vista funzionale, formale e commerciale.

 

 

Fino agli inizi degli anni ottanta, le carenature sono appannaggio delle corse ma qualche anno più tardi cominceranno ad affacciarsi, anche sul mercato, mezzi molto veloci derivati dalle competizioni, le cosiddette "replica" che stravolgeranno, grazie al progresso tecnologico legato anche all'incremento delle prestazioni, le obsolete linee spartane del passato.

L'aspetto aerodinamico e quindi formale, assume sempre più rilievo, avendo come risultato lo studio più puntuale da parte delle case, delle strutture esterne e di quelle a contatto con l'uomo. Le linee diventano sempre più sinuose, protettive, accattivanti, ergonomiche, taglienti e avvolgenti. La moto è pensata ormai imprescindibilmente dalle forme e dai movimenti dell'uomo che la indossa.

 Dalle sperimentazioni nelle competizioni arrivano ormai, in modo sempre più massiccio, innovazioni tecnologiche che in futuro cambieranno radicalmente il nostro rapporto con il mezzo di trasporto.

 

Aprilia Motò, un coraggioso esercizio di stile. Una provocazione sul tema “arte del comporre”. Un autentico dominio.

Ogni “epoca produttiva” accusa momenti di stallo.

Momenti in cui si attende un primo passo per poter dare il via ad una nuova generazione.

Con questa inedita e “futuribile” soluzione l’Aprilia spiazza tutte le concorrenti che, a magazzini pieni di rinnovati –ma non nuovi- modelli, sono costrette ad alzare lo sguardo e rivedere i piani produttivi di un determinato settore.

Si parlerà poi di inutilità del prodotto , di inadeguate prestazioni, addirittura di un fallito tentativo.

Ma così non è stato, l’Aprilia Motò è giunta con un preallarme di… …quanto ormai possediamo esperienza ….

 

 

 

 

l’architettura è un’evidente sostanza architettonica opinabile

la realtà è compressa tra la passione e il raziocinio

l’evidenza è invece una conferma

FORZA DI CARATTERE

 

" Ognuno di noi tenta di forgiare tracciando sull'esistente un modello di mondo possibile, dando forma ai propri pensieri e desideri? "

La formazione del prodotto, o meglio il modello nel suo intero, viene già visualizzato a priori. Per poi goder di formazione

L'esplicitazione della propria carica soggettiva, come elemento caratterizzante del progetto, verrà controllata all'interno di un modello strutturato sulle richieste di base e su quelle future che orienteranno l'idea iniziale verso un campo di intersoggettività raggiunta mediante una verifica molteplice, di alto spessore quantitativo dell'idea stessa. Tale approccio progettuale presuppone un procedimento non analitico, che opera attraverso paradigmi indiziari successivi e per momenti di continuità e di discontinuità.

Le richieste di base, funzionali che si presentano all'inizio del progetto, non sono che il lato più labile e restrittivo da considerare, poiché le risposte che si formalizzano in itinere, interesseranno un ambito molto più ampio e imprevedibile. Tutto si presenta all'inizio della progettazione in uno stato di equilibrio che necessariamente dovrà essere infranto per stimolare la proliferazione delle idee, in continua evoluzione e stravolgimento, non prevedibile a priori, delle quali il progetto stesso si nutre.

Il catalizzatore permette la lettura soggettiva del contesto e si presenta come l'elemento scatenante capace di rompere l'equilibrio e innescare il processo; il catalizzatore potrà non lasciare traccia di sé una volta che i procedimenti di organizzazione saranno innescati.

"La produzione di un’opera deve rappresentare quello che noi siamo”.

Niente può confondere quanto è racchiuso nella mente, progetto di intenti e realizzazione giovanile

Occorre produrre in anticipo un modello non dedotto ma casuale che dunque sarà necessariamente influenzato e caricato dei nostri desideri, passioni fantasie di oggetti appartenenti al mondo reale, amalgamati nel profondo del nostro mondo onirico.

 Sarà il modello a dover rispettare la nostra fantasia, cioè si valuterà se esso si adegua alle richieste e produce evoluzione riproponendo le risposte formalizzate come ulteriori domande non previste.

 

 

I modelli svolgono un ruolo essenziale in ogni campo della scienza. Nascono come esigenza di possedere uno strumento potente e utile per interpretare la realtà e per racchiudere le conoscenze relative ad un dato fenomeno; per definizione tramite un modello è possibile descrivere il comportamento globale di un entità a partire da molti e sottili dettagli che riflettono approssimazioni di proprietà macroscopiche troppo complesse.

La teoria dei modelli fornisce strumenti per poter dominare, con risultati accettabili, la complessità dei fenomeni naturali, che altrimenti risulterebbero incomprensibili e dunque ingestibili.

 

 La logica che accompagna la progettazione segue un andamento ciclico perché ogni richiesta produce una risposta formalizzata che ritorna come richiesta ad un livello più sofisticato nel ciclo successivo.

Anche se non sempre logica dev’esser considerata

 Il modello scelto dovrà perciò possedere requisiti di adattabilità molto alti per seguire tale processo e per accogliere le richieste a venire che rappresentano il campo di pertinenza più importante, poiché, come detto, le richieste iniziali non costituiscono che una minima parte di ciò che dovremo prendere in considerazione e che nascerà dall'evoluzione dello stesso progetto.

 

 

Il contesto intorno a noi è in continuo movimento verso percorsi imprevedibili, inattesi e l'oggetto dovrà perciò possedere la capacità di adattarsi, di crescere e di modificarsi molto elevata.

 La soggettività, la variabilità, la casualità che il modello possiede permetterà il cammino verso la complessità intesa come " capacità di risposte multiple, imprevedibili ed intersoggettive. Cioè verso una crescita/accumulo di significati/risposte possibili, quindi verso una forma aperta. La reale crescita di complessità del progetto è funzione dell'acquisizione della capacità di autorganizzazione continua e del farsi trasformarsi, di cambiare virtualmente modi di comportamento al variare delle condizioni contingenti." ( C. Soddu, E. Colabella - op. cit. ). 

 

 

 

 

DEDICATO A CHI CERCA UN BUON MOTIVO 

Chi ama veramente la motocicletta non la ritiene un semplice mezzo di trasporto, ma qualcosa di inspiegabilmente coinvolgente, una risorsa di emozioni,un organismo vivente’ capace di stimolare un senso di abnegazione talvolta morboso”.

 

Questo mi fu suggerito tanto tempo fa; ora mi par di averlo addirittura letto e ritengo possa esser considerato (perlomeno da me) un passo della Bibbia

      

E' arduo risalire alle ragioni di una passione talmente trascinante e difficilmente spiegabile a coloro che la ignorano; essa scaturisce forse da quella indefinibile sensazione di avventura che si prova ogni qualvolta si sale in sella, da quel sentimento di onnipotenza che si sperimenta o ancora da quella sensibile percezione osmotica che accompagna il viaggiare.

 

 La partecipazione è uno degli aspetti peculiari della guida su due ruote, che si concretizza nel movimento armonico, e talvolta frenetico, di uomo e oggetto alla ricerca continua di equilibrio e aerodinamica.

 

 

 Queste caratteristiche presuppongono lo sforzo e soprattutto l'imprescindibile necessità di confidenza e manovrabilità del mezzo, non solo sotto il profilo materiale ( peso, maneggevolezza ), ma anche sotto il profilo prettamente psicologico.

L'esperienza della guida, proietta, talora, il pilota all'interno di una dimensione quasi ipnotica, nella quale la sensazione di unione con l'oggetto appare totale e ogni movimento naturale, intuitivo e previsto;

 

 

la distanza tra corpo, mente e oggetto

comandato si riduce,

                                                                                

ogni minimo impulso del nostro organismo si riversa immediatamente amplificato e tradotto verso l'esterno dall'oggetto.

 QUALORA risultaste interessati all’analisi del mio progetto, tentate di ridurre ancor più le distanze tra mente e oggetto in favore di un più diretto e veloce scambio di informazione tra i due elementi.

 

 

 

 Perciò e pertanto il governo dei comandi investe progressivamente l'aspetto mentale demandando al corpo unicamente la funzione di movimento baricentrale.

 

 

 

Lo spazio tra mente e comandi si restringe smaterializzando le strumentazioni e ripulendo le forme, innescando così un dialogo con l'oggetto fondato su movimenti più rapidi, naturali, a discapito di gesti manuali ingombranti e fuorvianti.

 

 

Ogni motociclista presenta gusti, fissazioni, comportamenti, necessità, istinti da sfogare sempre più definiti tali che, chi si trova nella condizione di pensare una motocicletta, deve inevitabilmente considerare un ventaglio di variabilità molto alto, oppure indirizzarsi verso alcuni aspetti, mortificandone altri.

Ogni motociclista presenta sapori, fissazioni, atteggiamenti, esigenze, impulsi da manifestare sempre più complessi, al punto che ormai la considerazione al futuro motociclistico deve indirizzarsi al sacrificio dell’ingenierizzazione passata.  

 

 

La mia scelta si è diretta verso l'adattabilità, verso la confluenza nello stesso oggetto, di usi possibili e diversificati, verso la personalizzazione pratica e veloce dell'oggetto secondo esigenze, funzioni, emozioni e necessità fisiche del fruitore.

 Il mezzo si conforma così all'uomo dialogando con esso in modo immediato e molteplice, trasformandosi in funzione delle esigenze e dei gusti, nel modo più efficace, ma allo stesso tempo, mantenendo in ogni configurazione scelta, la riconoscibilità originaria della motocicletta. 

 

 

NATURA 

 

  

ARTE MODERNA 

 

 

 FANTASCIENZA 

 

 

 MEZZI DI TRASPORTO 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 INTEGRAZIONE-DIALOGO UOMO-OGGETTO

" Ogni strumento che possediamo rappresenta una parte migliorata del corpo. L'ascia di pietra è un pugno migliorato, e il coltello di pietra un'unghia perfezionata. L'armatura del cavaliere medioevale era una pelle più efficiente, e la polvere da sparo un bicipite più potente per lanciare dei proiettili " Isaac Asimov.

L'interazione uomo-oggetto ricopre un ruolo fondamentale nella progettazione, poiché le funzioni che l'oggetto è chiamato a soddisfare sono interamente legate alle esigenze e ai desideri dell'uomo, nonchè all'ambiente nel quale entrambi sono immersi.

L'oggetto deve perciò contenere, esprimere, soddisfare, a vari livelli, la sfera delle necessità e dei desideri umani, oltre a misurarsi con l'evoluzione dell'ambiente. Si è soliti accostare la figura del motociclista a quella mitologica del centauro, creatura mostruosa con testa, busto umani e corpo equino, per identificare un corpo unico, inseparabile, nel quale le varie membra si mischiano dando vita ad un'armonia misteriosa, mostruosa ma, allo stesso tempo, affascinante.

 Allo stesso modo, la motocicletta diviene idealmente parte dell'uomo, corre in suo aiuto laddove le capacità naturali sono insufficienti , migliorandole, ampliandole e amplificandole, creando una cellula perfetta uomo-macchina che non significa chiusura e passività, al contrario, continua e attiva partecipazione nel movimento tra aria e terra.

" I nostri spiriti sono diversi, ma il nostro corpo e la nostra muscolatura sono simili e realizzano le stesse funzioni; pertanto gli oggetti devono rispondere a bisogni-tipo, funzioni-tipo e quindi essere oggetti-tipo; più prossimi al nostro corpo sono per contatto e per funzione tali oggetti, tanto più sono assimilabili a membra artificiali" Le Corbusier.

 

 

 

All'interno del discorso di unione tra oggetto e soggetto, assume dunque particolare rilevanza l'aspetto legato al dialogo tra oggetto e fruitore che investe sia l'ambito fisico che quello puramente mentale. Il problema dell'integrazione e relativa unione tra gli elementi può essere affrontato perciò su diversi livelli possibili. L'inserimento fisico nell'oggetto, specificatamente alla motocicletta, investe il corpo nella sua totalità come mai su di un altro mezzo di trasporto. La posizione del pilota su di una motocicletta sportiva è tutt'altro che univoca e passiva, al contrario è movimentata e talvolta frenetica alla continua ricerca della migliore interpretazione delle leggi aerodinamiche e fisiche del moto. Ne consegue che lo studio delle strutture atte ad accogliere il pilota, dovranno contemplare sia forme che movimenti del corpo umano, oltre ad appagare l'esigenza psicologica di confidenza e di dominio del mezzo stesso, unitamente alla soddisfazione dei più pratici requisiti di sicurezza passiva, protezione e penetrazione aerodinamica. La necessità di integrazione fisica del sistema uomo-motocicletta assume rilevanza nel momento in cui le prestazioni del mezzo diventano consistenti, esponendo il pilota a fatiche e sacrifici fisici causati dall'attrito sempre più violento dell'aria. In questa fase la costituzione di un corpo unico e compatto con l'oggetto permette l'avanzamento più redditizio " La forma aerodinamica è quella che viene data ad un corpo affinchè, attraversando un elemento quale l'aria, esso incontri una minima resistenza " Giedion

Il dialogo naturale e immediato tra oggetto e soggetto viene affrontato riducendo gli spazi fisici tra corpo umano e oggetto, che diventa progressivamente proseguimento e protesi. Il discorso relativo alla prossimità dell'oggetto alle varie articolazioni umane e alla possibilità delle stesse di inviare comandi in modo semplice e naturale, è stato sviluppato intensamente negli ultimi anni, consentendo la progressiva eliminazione delle strumentazioni consuete a favore di tecnologie innovative già ampiamente sperimentate in campo aeronautico e nelle competizioni automobilistiche e che, in un futuro, saranno certamente applicate in modo più massiccio. 

 

 

 

 

 

 

 


 

FLESSIBILITA' - INTERCAMBIABILITA' 

La flessibilità e l'intercambiabilità degli oggetti sono due concetti che in qualche modo riconducono alla creatività e alla vitalità. Intendo pure flessibilità nel gestir noi stessi e gli altri…specialmente. Poi intercambiabilità mentale, saperci predisporre alle esigenze e richieste dell’esistenza.

 Il soggetto si trova di fronte a molteplici possibilità e occasioni di sperimentazioni che vengono dettate dalla curiosità, dalla personalità, dalla libertà e dalle necessità contingenti. Sperimentazioni progettuali e costruttive.

 I diversi itinerari percorribili (intesi come tappe di vita ben determinate) devono essere legati all'estrema semplicità e praticità dell'oggetto medesimo, che deve possedere la capacità di trasformarsi e di stabilire un dialogo aperto, immediato e diversificato con il soggetto.

 La flessibilità e l'intercambiabilità fanno la differenza e risolvono il problema di soddisfare contemporaneamente una molteplicità di richieste differenti.

Esser preparati e pronti alle evenienze della vita crea al soggetto un valore aggiunto.

 La motocicletta è un mezzo di trasporto molto particolare, soggetto a vincoli ben precisi. In particolare la moto classica, la quale contrariamente ad altre non  presenta delle restrizioni molto forti o limiti di utilizzo.

Trovare delle soluzioni semplici, pratiche, veloci e non ingombranti che ampliano l'utilizzazione appagando allo stesso tempo il desiderio, la necessità di personalizzazione e di sperimentazione è quanto la mia mente ha sempre inteso.

Tralasciando gli aspetti più tecnici, per ora, sarà necessario valutare la parte estetica della motocicletta; quella nostra. Predominante risulta l’impiego di una buona armonia. La mia visuale estrema e radicale mi induce a “rasare” gli eccessi, il superfluo. Ma il superfluo che cosa è, o perlomeno, nella nostra mente cosa è. Naturalmente sempre rivolto alla moto.

Tralasciando ovviamente gli aspetti più tecnici, dedicherò la mia attenzione al lato confortevole; forse non è proprio così vero e di più ampia fruibilità, cercando di non stravolgere, per quanto possibile, la connotazione estetico-sportiva della motocicletta. L'intento predominante è stato quello di adattare una motocicletta dall'impronta fortemente sportiva, alle normali esigenze turistiche di lunga percorrenza e rendere la stessa confortevole per ogni fruitore, per quanto una motocicletta possa esserlo. La possibilità cioè di una vasta facoltà di modificazione nell'immediato dell'assetto della motocicletta, della posizione dei comandi, della protezione aerodinamica, secondo le necessità fisiche e umorali del pilota, nonché l'opportunità di carico attraverso supporti a scomparsa, vani portaoggetti di dimensione variabile ricavati all'interno e all'esterno della motocicletta stessa. Ogni forma possiede cioè diversi e stratificati esiti funzionali, differenti potenzialità da sperimentare nel modo più semplice e naturale possibile. Il discorso si incentra sul comfort, sulla sicurezza, sulla variabilità e l'immediatezza delle scelte operabili dall'uomo sull'oggetto, che si modifica su di esso e sull'ambiente che entrambi attraversano. 

 

 

 

 

 

MATRICE CURVA

 

 

Le linee dell'oggetto a contatto con l'uomo dovranno contenere caratteristiche di abitabilità e di libertà di manovra. La forma curva è senza dubbio la geometria che meglio accompagna le fattezze del corpo umano. Sia essa concava o convessa permette, attraverso la linea dolce, il movimento e lo scivolamento tra i corpi.

 

 

 

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MATRICE CONICA : CENNI DI AERODINAMICA

Cultura accademica procacciata

La forma dei mezzi di trasporto viene oggigiorno concepita per ottenere, nell'aria, uno spostamento che agiti il mezzo il meno possibile. Maggiore è la turbolenza più grande la resistenza al movimento. Un corpo perfettamente profilato non crea muovendosi turbolenza alcuna. Esiste tuttavia anche in questo caso uno sfregamento tra la superficie del corpo e il mezzo che lo circonda.

 Le forme meglio concepite dovranno sempre tenere conto della natura " adesiva " dell'aria. Più di 50 anni fa, W.S. Clemens, che s'interessava particolarmente al profilo dei pesci , studiò la trazione o resistenza esercitata dal movimento dell'acqua su modelli in cera di forma diversa ma tutti dello stesso peso.

 I modelli venivano immersi nell'acqua corrente all'estremità di un filo attaccato a una bilancia di precisione che indicava, in grammi, la forza della corrente.

 Più la forza misurata è grande maggiore è la resistenza del modello.Un gruppo di misure risulta di particolare interesse e a prima vista, sorprendente. Quando un cono veniva immerso con la punta in avanti la resistenza si rivelava quasi doppia di quando la base, i cui bordi erano stati arrotondati, veniva posta contro la corrente.

 Questa differenza di resistenza riflette tipi di scorrimento diversi e che si possono spiegare nel seguente modo: mentre l'acqua scorrerà regolarmente lungo un cono la cui punta è diretta verso la corrente, questa regolarità verrà a cessare quando sarà stata raggiunta la base. tale l'inerzia dell'acqua in movimento che non può effettuare svolte brusche senza che il suo scorrimento venga profondamente sconvolto.

Lo spazio posto dietro la base dei coni si riempie di una serie di vortici piuttosto ampi che esercitano una trazione all'indietro. Quando il cono viene rovesciato l'acqua è costretta a scorrere senza essere particolarmente sconvolta sopra la base e, una volta superata questa superficie, le linee di corrente non sconvolte si troveranno molto vicine alla superficie affilata del cono.

Lo spazio intermedio sarà occupato da una piccola zona turbolenta che esercita una resistenza molto minore di quella dei vortici formatisi dietro il cono in posizione rovesciata. La forma della parte anteriore (situata contro corrente) di un corpo che sostiene lo scorrere dell'acqua o dell'aria sino al livello della massima sezione trasversale è meno critica della rimanente parte posteriore.

A un cono con la punta verso la corrente si può aggiungere una parte posteriore sotto forma di un altro cono di uguale base. Più l'assottigliamento del cono posteriore sarà progressivo più l'acqua passerà armoniosamente da un cono all'altro.

Vi sarà un aumento di resistenza dovuto all'attrito dell'acqua contro il cono aggiunto ma ciò sarà più che neutralizzato dalla notevole riduzione della resistenza e della trazione all'indietro. Se poi arrotondiamo lo spigolo nel punto di contatto tra le basi dei due coni per rendere lo scorrere dell'acqua ancora più uniforme, la forma ottenuta sarà molto simile a quella del corpo di un pesce, come intuì Cézanne: " In natura tutto si modella sulla sfera, sul cono e sul cilindro. "

Considerando la parte anteriore di un corpo in movimento, è facile capire perché questa forma possa godere di un certo margine di tolleranza. L'acqua che urta contro questa parte è costretta a seguirne le linee, ma subito dopo che l'aria ha superato il piano della massima sezione trasversale vi è pericolo che la corrente, soprattutto se è rapida, si discosti dal corpo.

 Se questo avviene, lo spazio divergente che separa la corrente dalla superficie del corpo si riempirà di turbolenze che concorrono ad aumentare la resistenza. Per mantenere la corrente d'aria aderente lungo la più grande superficie possibile le sezioni della zona anteriore e posteriore del corpo in movimento dovranno descrivere delle curve dolci proprio come avviene in molti pesci, per esempio nei delfini e nelle balene.( "La vita dei pesci" di N.B. Marshall )  

 

 

 

 

AERODINAMICA DELL’INTELLETTO

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Quando parlo di aerodinamica intendo un “estendimento”.

Un’ emissione che armoniosamente defluisce dal nostro corpo per avvolgere con movimento sinuoso quanto ci circonda.

Intendo inoltre che ogni uno di noi non deve trascurare questa “facoltà”.

L’aerodinamica della comunicazione: l’esatta definizione di quanto la mente deve saper elasticare, plasticare la propria sostanza

Nel periodo di prova impiegato nell’apprendimento, sono stato distolto, svagato e diluito dal collettivismo e comunismo (nel senso di consueto o ordinario)

La concentrazione rivolta al grande esistere è parzialmente appassita, ma…”come spesso decreto” …sono fortunato

Fortunato di aver arrestato la frenesia; ho violentato e scaraventato la regolarità e contestualmente l’obesità del consueto

Ho dedicato molto di me stesso all’attenzione e alla fluidità dell’interscambio con il mio riflesso

Ho guadagnato e mantengo un’intesa aerodinamica della realtà e del tempo

Penetro aerodinamicamente la quotidianità sollevandomi senza sforzo

Quanto ho sempre ritenuto faticoso ora appare semplice e leggero

Il nostro flusso è evolvente e dinamico con portata variabile, paragonabile ad un organo meccanico di moderata tecnologia, altresì è estremamente evoluta la generatrice che ci domina

Sappiamo noi ora quanto costiamo in potenzialità, pertanto estremamente semplice diventa l’equazione per ricavare il nostro flusso (con annesso deflusso) aerodinamico

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non bisogna credere che trovar il risultante sarà agevole e tantomeno comprensibile, ma la soluzione compenserà la fatica

Ogni molecola d'aria colpisce qualche sua vicina 10.000.000.000 di volte al secondo., e ciò è cruciale.

 

Ogni sforzo da me compiuto risultava vitale… ora il mio sforzo è vitale!

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DI ME STESSO NE PARLO BENE

 

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Oggetto in partenza dalla centrifuga, con pressante gravità è l’estimo della nostra presenza. La pressione generata dalla componente di insicurezza, che in imparziale proporzione mi appartiene, genera una accurata revisione del compiuto e prevenzione nel progredire

Incertezza che fondamentalmente ha contrastato me e le circostanze

Una costante ispezione della mia esistenza provvede a mantener viva ed integra la mia opinione,  un buon esame sono stati gli imprevisti più importanti della mia vita

Soltanto quando tutto quanto è diventato estremamente grave ho potuto dar valore all’opinione di me stesso

Potevo appellarmi al parere altrui ma non sarebbe stato leale

Esistono troppe componenti fuorvianti

Ho avuto la fortuna di potermi valutare

 

 

 

Son sincero nel dichiarare di piacermi quasi totalmente

                                     

 

 

 

 

 

IMMEDIATEZZA 

 

 

La motocicletta è un oggetto tecnologico complesso, caratterizzato da un elevato numero di elementi, funzioni e comandi ad esso connesse. Le innovazioni tecnologiche permettono svariate possibilità di colloquiare con l'oggetto in modo veloce, immediato e semplice.

 Nel caso della guida di un mezzo di trasporto, diventa di primaria importanza la facoltà di scelta rapida e pratica tra le possibili opzioni.

Trascurando volutamente quei comandi manuali della guida, che la maggior parte dei centauri votati alla conduzione sportiva della motocicletta, ritengono sacri (manopola gas, leva freno, pedale cambio), ho voluto sviluppare l'aspetto legato alle strumentazioni secondarie, tentando di rendere più agevole, immediato e pratico possibile il dialogo tra uomo e macchina. Il progresso tecnologico sempre più fitto, ha permesso negli ultimi anni, la progressiva omissione fisica di determinati oggetti a favore di altri, per così dire immateriali, liberando le parti del corpo, preposte normalmente alla manipolazione, da scomodi e ingombranti comandi, ora demandati ai movimenti più diretti e veloci di altre articolazioni.

 

 

 

 

L’EQUILIBRIO

 

eq-stab

 

 

 

 

 

 

 

 


 

LE LINEE e LE FORME

 

 

 

 

 

 


 

ESSENZIALITA' E CARATTERIZZAZIONE SPORTIVA 

 " Precisione, semplicità e regolarità di forme non solo come necessità funzionali della macchina ma come esigenze espressive e simboliche " H. Muthesius ; " La forma segue la funzione?la forma dell'oggetto non solo deve rendere possibile la funzione ma deve denotarla in modo così chiaro da renderla desiderabile oltre che agevole " U. Eco. 

L'obiettivo è quello di comunicare i contenuti simbolici dell'oggetto attraverso l'essenzialità, la razionalizzazione delle forme, la trasparenza delle funzioni e dei materiali come protagonisti dell'impronta sportiva della motocicletta. La velocità, l'aggressività, la seduzione, la leggerezza, la maneggevolezza caratterizzano l'estetica del veicolo, che si concretizza nell'aderenza all'eterogeneo meccanismo funzionale. Ogni forma deve comprendere più risposte strutturate su diversi livelli. Cosa comporta la prestazione, la velocità ? Come si rapporta il sistema soggetto-oggetto all'ambiente che attraversa ? Cosa implica il movimento ? La minima resistenza all'aria appare uno degli obiettivi più scontati da raggiungere, attraverso forme lisce e affusolate che avviluppano il corpo umano nel minor spazio fisico occupabile. La costituzione di un corpo unico tra individuo e veicolo diventa una necessità per ottenere la minor resistenza e la massima penetrazione nell'aria. Le forme essenziali, affusolate, lisce prive di ostacoli divengono requisiti imprescindibili e, allo stesso tempo, la ricerca delle caratteristiche funzionali, alimenta la sfera delle funzioni simboliche ed estetiche. Gli elementi tecnici sono parte integrante della connotazione estetica e simbolica della motocicletta, perciò le loro caratteristiche e movimentate forme non si nascondono dietro veli aerodinamici al contrario vengono mostrate o comunque fatte intravedere. 

 

 

 

Fig. 8a-b-c : " Virtual Retinal Display " della Microvision.

 

 

 

 

 

 

 

 

CATALIZZATORE: LA CONCHIGLIA MUREX 

 

" Tutti gli elementi, sino ad allora diffusi uniformemente nello spazio, mentale e senza tempo, del pre-progetto cominciano a guardarsi intorno e collocarsi. La forma catalizzatrice li posiziona, li orienta nello spazio e fornisce loro delle possibili direttrici di sviluppo. Questa attività catalizzatrice è paragonabile all'emanazione di un profumo di seduzione per gli altri elementi presenti nello spazio a-temporale del pre-progetto. "( Celestino Soddu, Enrica Colabella op.cit.)

 

 

 

Il paradigma indiziario permette di attivare la propria logica progettuale, passando attraverso evoluzioni successive lineari e discontinue. Esso organizza non solo un universo di elementi/richieste, vincoli, pertinenze esistenti ma è capace di stimolarne altre a venire e sino a quel momento sconosciute; esso stabilisce altresì il controllo dell'evoluzione del progetto attivando dispositivi di organizzazione geometrica, topologica, dimensionale, gerarchica prediligendo la logica del "come" a quella del perché si procede nell'iter progettuale. Come controllare la crescita dell'idea, come procedere, come aggregare, come trasformare, come strutturare le possibili forme e richieste degli elementi. Il Paradigma deve essere più aperto ed accogliente possibile agli sviluppi futuri e imprevedibili costituendo un punto di partenza e di controllo:" un modello capace di rispondere a delle richieste che ancora non si conoscono " poiché "ciò che già conosciamo non è che una minima parte di quelle che effettivamente dovremo prendere in considerazione".( Celestino Soddu, Enrica Colabella op.cit.) Il paradigma indiziario diventa struttura organizzativa altamente soggettiva che genera continuamente richieste-risposte aumentando in tal modo la complessità progettuale. Le successive adduzioni e matrici saranno controllate all'interno di esso stimolando la generazione di schizzi pre-progettuali che hanno la funzione di sondare le possibilità e le potenzialità del progetto stesso. 

 

LETTURA 1

   

LETTURA 2

La lettura della figura della conchiglia murex è avvenuta gerarchicamente riconoscendo in prima istanza un inizio, un corpo principale compatto che costituisce il luogo del rifugio, della protezione dall'esterno, della perfetta simbiosi e, in seconda istanza, una serie di accessori ad esso collegati ma esterni, di varie forme e misure che proseguono eterogeneamente lungo una struttura periferica terminando in una lunga e affusolata coda, che rappresenta anche la fine del percorso. I componenti periferici possiedono quindi caratteristiche di supplemento al corpo centrale protetto da una forma a guscio. All'interno della lettura della forma conchiglia si stabilirà una struttura organizzata secondo un centro, zona vitale protetta, una zona secondaria che diventa luogo-interfaccia più importante, dove idealmente, in simbiosi e al riparo viene collocata la figura umana e infine una zona periferica costituita da numerosi sotto-elementi variamente connessi ai sopracitati corpi. Questa successione si risolve nel rapporto esterno interno che non è antitetico bensì di dialogo e compenetrazione continua; tale relazione non costituisce una limitazione tra le due sfere: la chiusura implica l'esterno e viceversa 

 

Le adduzioni permettono di costruire logiche formali e procedurali, ponendosi come chiavi di lettura altamente soggettive che stimolano la formalizzazione delle prime ipotesi, successivamente controllate e trasformate in ulteriori e più sofisticate richieste all'interno del paradigma indiziario.  

ELEMENTO PRINCIPALE

Immediatezza della comunicazione

L'immediatezza della comunicazione è stata riconosciuta soggettivamente all'interno degli elementi funzionali del volto umano. L'occhio e la bocca rappresentano il nostro modo più diretto per comunicare. La lettura soggettiva delle relative forme e funzioni ha permesso la formalizzazione di alcune ipotesi iniziali. In particolare l'interpretazione delle caratteristiche dell'occhio, ha consentito di identificare geometrie vagamente ellittiche e di distinguere la superficie lucida e riflettente della pupilla, mentre la lettura della forma della cavità orale ha stimolato la formalizzazione di ipotesi di apertura verso l'esterno. Attraverso l'interpretazione delle forme, delle funzioni e dei movimenti delle parti anatomiche del viso, si delineano diverse ipotesi possibili di comunicazione tra uomo e macchina. Il movimento dell'occhio di chiusura e apertura, il controllo vocale o la visualizzazione su di una superficie lucida prossima al bulbo oculare diventano una modalità eventuale di dialogo con il mezzo.

Schema funzionale

Attraverso il supporto delle matrici tecnologiche è possibile formulare alcune ipotesi di comando e visualizzazione. La mimica facciale viene decifrata all'interno di un apposito interfaccia casco e trasformata in input destinati al computer centrale, posizionato direttamente nel veicolo. Così il movimento degli occhi, quelli della testa o ancora l'uso della voce rappresentano una possibile soluzione di comando e di visualizzazione alternata della strumentazione, che in tal modo verrebbe materialmente eliminata dall'oggetto. Il display non esiste fisicamente e le immagini vengono proiettate sulla visiera del casco o direttamente sulla retina del pilota. Queste facoltà vengono integrate o sostituite dal normale uso della parola, che attraverso un sensore sonoro, invia input al computer centrale per l'attivazione, la visualizzazione o la modificazione delle molteplici funzioni del veicolo. 

 

 

Le adduzioni permettono di costruire logiche formali e procedurali, ponendosi come chiavi di lettura altamente soggettive che stimolano la formalizzazione delle prime ipotesi, successivamente controllate e trasformate in ulteriori e più sofisticaterichieste all'interno del paradigma indiziario.  

ELEMENTO PRINCIPALE

Immediatezza della comunicazione

L'immediatezza della comunicazione è stata riconosciuta soggettivamente all'interno degli elementi funzionali del volto umano. L'occhio e la bocca rappresentano il nostro modo più diretto per comunicare. La lettura soggettiva delle relative forme e funzioni ha permesso la formalizzazione di alcune ipotesi iniziali. In particolare l'interpretazione delle caratteristiche dell'occhio, ha consentito di identificare geometrie vagamente ellittiche e di distinguere la superficie lucida e riflettente della pupilla, mentre la lettura della forma della cavità orale ha stimolato la formalizzazione di ipotesi di apertura verso l'esterno. Attraverso l'interpretazione delle forme, delle funzioni e dei movimenti delle parti anatomiche del viso, si delineano diverse ipotesi possibili di comunicazione tra uomo e macchina. Il movimento dell'occhio di chiusura e apertura, il controllo vocale o la visualizzazione su di una superficie lucida prossima al bulbo oculare diventano una modalità eventuale di dialogo con il mezzo.

Schema funzionale

Attraverso il supporto delle matrici tecnologiche è possibile formulare alcune ipotesi di comando e visualizzazione. La mimica facciale viene decifrata all'interno di un apposito interfaccia casco e trasformata in input destinati al computer centrale, posizionato direttamente nel veicolo. Così il movimento degli occhi, quelli della testa o ancora l'uso della voce rappresentano una possibile soluzione di comando e di visualizzazione alternata della strumentazione, che in tal modo verrebbe materialmente eliminata dall'oggetto. Il display non esiste fisicamente e le immagini vengono proiettate sulla visiera del casco o direttamente sulla retina del pilota. Queste facoltà vengono integrate o sostituite dal normale uso della parola, che attraverso un sensore sonoro, invia input al computer centrale per l'attivazione, la visualizzazione o la modificazione delle molteplici funzioni del veicolo. 

 

La scelta frequente di immagini derivanti dal mondo animale non è stata casuale. Quel senso di affezione che la motocicletta stimola, ci rende sensibili verso di essa, tanto da considerarla alla stessa stregua di un essere vivente. In effetti la motocicletta presenta alcuni aspetti, per così dire, organici tra i quali quello più evidente è senz'altro il movimento. Leonardo fece superbi e accurati studi e disegni anatomici degli animali, realizzando ingegnosi progetti applicati all'uomo; negli ultimi decenni i progettisti dei mezzi di trasporto hanno trovato nelle forme e nelle funzioni animali, parecchi spunti per la realizzazione del prodotto. Nel mio progetto ho voluto privilegiare la possibilità di trasformazione e di adattamento della motocicletta, osservando gli innumerevoli animali del pianeta, i loro innumerevoli comportamenti, adattamenti, forme e colori. L'adattamento è la conseguenza inevitabile dell'esistenza (Darwin), poichè gli animali che non possono adattarsi all'ambiente, hanno minor probabilità di sopravvivere. A suo modo ciascuna specie si è superbamente adattata al proprio modo di vita e questi adattamenti ai diversi habitat, spiegano la miriade di differenze nel mondo animale. Tutti gli animali selvatici si sono evoluti nei millenni al fine di procurarsi cibo, di sfuggire, di riprodursi e di resistere ai parassiti e alle intemperie. In qualche modo anche un mezzo di trasporto come la motocicletta deve contenere una certa capacità di adattamento, sia all'ambiente esterno, sia a colui che la guida. L'attrito dell'aria, il comfort, la capacità di carico, l'interpretazione delle curve, costituiscono variabili alla quale la motocicletta deve adattarsi in modo puntuale. La lettura delle forme affusolate dei pesci veloci, quelle dei felini degli insetti o ancora dei rettili, i loro colori, i loro comportamenti (aggressività, difesa, movimento) e il loro conseguente trasformarsi, hanno avuto grande impatto sul progetto determinando alcune scelte a scapito di altre. La compresenza di differenti possibilità di fruizione in base alle esigenze contingenti dell'ambiente e del soggetto utilizzatore diventa parte decisiva nel progetto, stimolando la generazione di scenari sempre diversi all'interno del medesimo oggetto.

 

 

 

 


 

 

La motocicletta per la Guardia Ecologica

Un progetto di Ing. Gianfranco Magrini

Tutto può apparir banale, ma la sostanza è squillante

 

 

SALVATORE SCARPITTA